Casa Scesciola - Vini  e Cucina

 

Popolazione 10.000 abitanti (circa) Cenni Storici Minervino Murge, nome tradizionalmente collegato alla dea Minerva, ha origini antichissime, come testimoniano i rinvenimenti archeologici del Neolitico Nell IX secolo, Minervino fu presa e saccheggiata dai Saraceni nell’862, e poi di nuovo nell’875. Nel X secolo la città diventa sede vescovile e resta tale fino al 1818. Con l’arrivo dei Normanni, intorno al 1042, Minervino, da loro conquistata, divenne feudo di Raimfrido d’Altavilla Durante il periodo normanno fu intrapresa la costruzione del castello. Dei feudatari di Minervino il più noto è Marzioi Pignatelli, (prima metà del XVII secolo), fratello di quell’Antonio che poi fu papa Innocenzo XII..
 Nel XVIII secolo nei salotti della borghesia cittadina si formò l’élite giacobina, che  ebbe in Emanuele De Deo, protomartire del Risorgimento (morto a Napoli il 1794), il motivo più forte della sua pregnanza storica. La suddivisione del latifondo alla fine dell’800 favorì lo sviluppo economico del paese e l’incremento della popolazione, che raggiunse alla vigilia della seconda guerra mondiale i 24.000 abitanti. Negli anni 50, iniziando il declino dell’economia prevalentemente agricola, anche Minervino ha sofferto il triste fenomeno dell’emigrazione di massa, una sensibile riduzione degli abitanti
CASTELLO domina il territorio a nord, sulla sommità della collina, in chiara posizione difensiva: ora sede del Municipio. L’ala più antica fu terminata agli inizi del 1300, come attestato da uno stemma del feudatario Giovanni Pipino posto all’ingresso di una torre negli ambienti oggi sede del Museo Civico Archeologico. Il castello conobbe nella prima metà del 600 una serie di profonde modifiche ad opera dei Principi Pignatelli, feudatari tra il 1619 e il 1657, che lo trasformarono in una lussuosa dimora, aggiungendo tutto il corpo anteriore e la facciata, che un ampio cortile separa dalla parte normanna.
CATTEDRALE
; Dedicata alla Vergine Assunta, fu sede dei Vescovi minervinesi dal XI secolo sino al 1818 (anno in cui la diocesi fu soppressa). Riedificata a cavallo tra il 1500 e il 1600 sull’area della precedente costruzione di età normanna, fu consacrata nel 1608. La facciata, costruita in pietra calcarea bianca, presenta un rosone romanico e tre portali rinascimentali. Nel timpano sul portale di destra, Vergine col Bambino, reperto forse dell’antica costruzione. L’interno, a tre navate divise da colonne, è coperto da tetto a capriate lignee. Sull’altare maggiore (XVIII secolo) un tempietto in marmo in cui è conservato il SS. Crocifisso, pregevole opera lignea del XVII secolo. Dietro l’altare, coro ligneo con al centro la cattedra vescovile, con stemma dell’ultimo vescovo minervinese, Pietro Mancini (1792 – 1805). Dall’arco a sinistra si entra, attraverso una porta in stile neogotico, nell’ottocentesco Sacello, già cappella dell’Addolorata, ora auditorium. Uscendo dalla Cattedrale, s’incontra sulla destra il campanile, ricostruito nel 1924.

SCESCIOLA; il borgo Scesciola (nome dall’origine incerta), costituisce la parte più antica del centro storico. Qui l’impianto medievale dell’abitato si intuisce immediatamente per le viuzze strette e tortuose e per le frequenti scale fiancheggiate dalle antiche case dei contadini del luogo. L’insediamento ha subìto uno sviluppo di tipo spontaneo, in cui la tipologia di base è costituita da abitazioni ad una stanza di forma rettangolare con accesso diretto dalla strada. L’esigenza di sopraelevare le abitazioni ha comportato la nascita di scale esterne (i cosiddetti “vignali”) che costituiscono l’elemento di raccordo tra la stanza inferiore e quella superiore. Quasi sempre la struttura muraria di queste abitazioni è costituita, per il piano inferiore, da pietra locale irregolare o lavorata a bugnato mentre la muratura superiore è costituita, in gran parte dei casi, di tufo. Bella è la presenza di un edificio, in Via Vescovado, con muratura in tufo lavorata a bugnato e tre finestre bifore ad arco acuto che mostra su uno spigolo esterno un bassorilievo in pietra recante la raffigurazione di un bue con iscrizione “Peregrinus bobus”, forse segnale viario per la transumanza. Tra le strette vie lo sguardo si allarga ad abbracciare lo scenario delle Murge, dalla disadorna bellezza

LA TORRE; torre quattrocentesca fatta erigere presumibilmente tra il 1454 e il 1462 da Pirro Del Balzo, Duca di Andria, quale osservatorio posto al di fuori della cinta muraria. Nel 1462 fu sede di un memorabile assedio: Maria Donata Del Balzo, moglie di Pirro, vi resisté strenuamente contro le milizie di suo zio Giannantonio Orsini, il quale tirò contro la Torre ben 109 cannonate, senza riuscire a distruggerla.

IL FARO; monumento eretto nel 1932 ad esaltazione del fascismo e dei suoi caduti. Situata nel mezzo del giardino pubblico, sulla collina più elevata, la struttura, alta 32 metri, è interamente costruita in pietra dura di Minervino. All’interno della colonna si inerpica una scala a chiocciola, per la quale si può accedere alla loggetta da dove si domina tutta Minervino e il paesaggio dall’Appennino lucano al Gargano.

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